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Mosaïque Magazine est le magazine en langue française entièrement dédié à l'Art de la mosaïque contemporaine.

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Mosaïque magazine n°3 in italiano

 

Abbraccio mediterraneo

di Francesca Fabbri

p11

Netanya – Israele – ottobre 2011

Israele fortemente caratterizzata da un incontro di culture che tutt’oggi determinano la versatilità del suo popolo legato alla sua terra ma tanto disponibile alle migrazioni affacciata sul Mediterraneo storicamente incrocio di culture e di scambi.

Il panorama del luogo dal punto di vista fisico riconduce al mare, al vento, ai colori del prato e del cielo in un’atmosfera ventosa.

L’opera – l’opera, un pilastro di acciaio specchiante che non contamina il paesaggio e che allo stesso tempo rappresenta una presenza aerea che assume le sembianze del paesaggio, riceve e rimanda a rappresentare sia l’apertura e l’emanazione di questa nazione ed al contempo la precisa architettura rappresenta ed auspica la stabilità. 

Il mosaico, qui rappresentato con un drappo che, come arrivato dal mare, spinto dal vento si è calato ed ha abbracciato questo pilastro aereo rappresenta la capacità di ricevere ed accogliere altre culture come anche la disponibilità e la versatilità che caratterizzano gli scambi fra popoli diversi e culture diverse.

Il decoro del mosaico richiama l’iconografia bizantina del mare e porta in se svariati colori intercalati da una linea in oro a scandire i ritmi.

Quest’opera, presenza discreta, che in modo molto semplice racconta la comunione fra le nostre nazioni con un abbraccio aereo e nel contempo deciso e forte.

 

 

 

Mosaic Code

I mosaici di Ravenna in Israele

di Chiara Pausini

Museo d’Arte della Città di Ravenna

Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico 

p10

 

Ravenna Contemporanea è il titolo della sezione dedicata al mosaico contemporaneo ravennate nell’ambito della mostra Mosaic Code, in Israele. Sette opere realizzate a mosaico da artisti di diversa provenienza ma di formazione ravennate sono state selezionate all’interno della collezione di mosaici contemporanei del Mar per rappresentare Ravenna alla manifestazione Netanya in mosaic.

Ersti Drori, curatrice della mostra,  ha scelto Ravenna come centro d’eccellenza del mosaico contemporaneo. La città che custodisce antiche decorazioni musive di epoca bizantina e che si identifica storicamente con la propria tradizione musiva, ha rivelato la propria fecondità anche nel formare giovani artisti emergenti, idealmente legati ai maestri mosaicisti del passato.

Ersti Drori ha scoperto molti degli artisti presenti in mostra consultando le banche dati multimediali e il sito del Cidm: una galleria di immagini e di schede catalografiche che descrivono la ricca collezione di mosaici contemporanei del nostro museo.

Linda Kniffitz, curatrice del Cidm, è stata coinvolta nel progetto e nella cura della mostra relativamente alla sezione ravennate; a lei compito di selezionare le sette opere da portare in Israele. Per la prima volta un nucleo di opere musive originali (non copie e non traduzioni), di una raccolta pubblica, è stato richiesto per un'esposizione artistica di carattere internazionale.
Il fraintendimento lungo decenni, che vedeva il mosaico come sussidiario di altre tecniche artistiche, incapace di esprimere autonomamente un proprio “concetto”, ha portato all’affermazione di una tradizione culturale che, pur recuperando il linguaggio musivo in epoca moderna, gli negava l’accesso a pieno titolo alla sfera dell’arte contemporanea . A Netanya, grazie all’impegno del Cidm, il mosaico è stato presentato come linguaggio artistico autonomo.

Le opere selezionate, realizzate tra il 2003 e il 2010, sono Della memoria di Marco De Luca, Movimento n.14 di CaCO3, Folla, di Luca Barberini,  Lens di Arianna Gallo, Fruscìo di Takako Hirai, Blu oltremare di Lino Linossi, Windstill di Almuth Schöps.
Sono tutte opere caratterizzate da un uso del linguaggio musivo che pone in primo piano la resa dei materiali e dell'ordito. Un'indubitabile competenza tecnica emerge da questi lavori, i cui contenuti si iscrivono a buon diritto nelle istanze dei movimenti artistici contemporanei.
Accanto all’esposizione Mosaic Code, nella galleria Al Hatzuck, il Comune di Netanya ha finanziato e commissionato un altro importantissimo progetto ad un’artista ravennate di grande fama: un monumento musivo permanente esterno alla galleria, collocato di fronte al mare. L’opera Abbraccio mediterraneo è stata realizzata da Francesca Fabbri del laboratorio Akomena, suscitando grandissimo entusiasmo e commozione nel pubblico israeliano. Un pilastro di acciaio specchiato, che sembra modificare i propri volumi e i propri profili a seconda della luce circostante, viene parzialmente avvolto da un morbido tessuto sospinto dal mare, come in un abbraccio, in un gesto così familiare alla tradizione della preghiera ebraica.

 

  

Bibliomosaico 2 alle Edizioni del Girasole di Ravenna

LIBRI IN MOSAICO TRA LIBRI DI CARTA

di Rosetta Berardi

p 29

Fondere l’arte del mosaico con l’idea del libro è lo scopo di Bibliomosaico, rassegna di libri d’artista per il Festival Internazionale del Mosaico Contemporaneo RavennaMosaico, seconda edizione.

Dopo il successo della prima edizione nell’ottobre 2009, la mostra Bibliomosaico è ritornata con ancor più opere esposte. Dall’8 ottobre al 20 novembre 2011 è stato possibile ammirare 15 piccoli capolavori in mosaico, a forma di libro, fra i libri veri di carta, presso le Edizioni del Girasole in via Pasolini 45 a  Ravenna.

L’ “idea libro” assunta come punto di partenza per la creazione di un’opera d’arte ha da sempre stimolato la fantasia di molti artisti. La pratica del “libro d’artista” attraversa tutte le tendenze dell’arte a partire dalla seconda metà del secolo appena passato. Il “libro d’artista” non è solo un libro e proprio perché è un oggetto d’arte respinge ogni classificazione. È un oggetto/libro che le Biblioteche raramente possiedono.

Ora che viviamo in un’epoca altamente informatizzata, il “libro d’artista” acquisisce un fascino particolare in cui le valenze tecniche, culturali, estetiche del lavoro dell’artista si manifestano interamente.

Un esercizio di creatività che questa volta ha coinvolto artisti giovani e meno giovani ma tutti con una buona esperienza artistica alle spalle e che si sono cimentati alla realizzazione dell’opera appositamente per lo spazio ospitante. Il mosaico affascina, incanta e il tema del libro rafforza questi aspetti. Il visitatore è invitato, oltre ad interpretare il messaggio dell’opera, a scoprirla incastonata fra i libri di carta: contesto ideale per le piccole opere esposte.

L’allestimento, così pensato fin dalla sua origine, conferisce una preziosa eleganza allo spazio che dialoga e interagisce con l’opera in maniera esemplare.

Quindici sono gli artisti invitati a realizzare l’opera per il 2011.

Raniero Bittante è nato a Ravenna. Nel suo libro/video Bubble Gum Italia rende omaggio ai 150 anni dell’Unità d’Italia (1861-2011). L’artista, pensando all’idea di unità quale fonte di coesione sociale e al mosaico come frammentazione di un’unità, ha filmato persone di diverse nazionalità mentre masticano il chewingum e li invita a realizzare un tassello di mosaico utilizzando il chewingum come malta da appiccicare sulla copertina del libro La Costituzione Italiana, e su cui inserire le tessere di colore della bandiera italiana che l’artista ha preparato per loro. Un invito all’unità dei popoli.

La francese Cécile Bouvarel, con l’uso e il piacere dei materiali di ogni specie che la contraddistingue, realizza un libro Délivrée in cui racconta la sua favola poetica. La favola o il sogno sono custoditi gelosamente e chiusi da una finestra a grata.

Giuseppe Donnaloia è nato nel 1976, vive e lavora a Ravenna. Fa parte del gruppo CaCO3. Nel tentativo di trovare un legame tra libro/scrittura e mosaico in Senza titolo l’artista riduce lo spessore e realizza una pagina, racchiusa nel plexiglass, con elementi fisici di diversa natura: la forza elettromagnetica, costituita da tessere magnetiche, attira dall’altra parte della lastra una piccola quantità di ossido di ferro che si concretizza in grafia come una sorta di scrittura antica.

Rosanna Fattorini, vive e lavora a Ravenna. Il vulcano è il titolo dell’opera realizzata. Un piccolo manuale di conversazione, francese/italiano, è supportato da un vulcano in pregiata fattura musiva. Un’opera che sembra voler significare quanto la forza delle parole sia simile alla forza del vulcano.

Roberta Grasso è nata a Torino nel 1986. Vive e lavora a Ravenna. Le sue opere si caratterizzano per la morbidezza: mosaici morbidi. Il suo libro dal titolo Tessere (di) un mosaico evidenzia la specificità femminile del “tessere”. Un libro morbido, apribile, corredato da inchiostro e penna di piuma nel caso in cui il visitatore volesse lasciare un messaggio alla giovane artista.

Stephanie Jurs è nata in USA, vive a Ravenna dal 1998. Nel suo piccolo libro c’è un grande messaggio: stop alle guerre. How to end war: a true story è il titolo dell’opera realizzata in carta e tessere di mosaico in cui l’artista raccontando una storia si pone delle domande.

Toyoharu Kiiè nato e vive in Giappone. Realizza il suo libro in monocromia e con una tecnica musiva particolare e preziosa. In Short stories l’artista ci restituisce un’opera di raffinata eleganza in cui è palese la maestria della sua tecnica.

Kazumi Kurihara nasce a Tokyo, vive e lavora a Milano. Realizza la sua opera Il libro legge i libri su lastra di alluminio, con filo metallico, cartapesta e smalto per unghie. Le palline che compongono l’opera sono le parole del libro. L’opera indossa sulla sua superficie un gran numero di frammenti di parole, dalla forma sferica come l’atomo, l’unità fondamentale della materia. Il libro legge i libri che lo circondano attraverso le finestre del suo corpo.

Mélaine Lanoë è nata a Mars (Francia) nel 1976. L’opera esposta Impronte è una pagina a “non mosaico” ma in cui il mosaico si auto-evoca e si rende evidente attraverso le tracce che le tessere hanno lasciato. Segni, tracce, impronte che rimandano la memoria alla scrittura cuneiforme.

Verdiano Marziè nato a Ravenna. Dal 1973 vive e lavora a Parigi. Nella sua opera Pinocchi l’artista ci racconta, attraverso il marmo e le tessere uscendo dagli schemi tradizionali della tecnica del mosaico, una storia post-collodiana. Pinocchi ce ne sono un po’ ovunque, in tutte le latitudini e di tutti i colori ci dice.  Con la consueta irruenza del materiale musivo, l’artista non trascura mai la preziosità dell’opera.

Silvia Naddeo è nata a Roma nel 1984. Vive e lavora a Ravenna. La poetica dell’artista è rivolta al cibo, agli alimenti, a elementi semplici. Cita con leggerezza la pop art. Le sue opere sono cariche di rimandi in cui il mosaico impreziosisce ed emoziona. In questa Storia di una zucchina, la povera zucchina, resa preziosa con le tessere di mosaico, si racconta attraverso le sue fette/pagine. Racconta, quasi in forma di haiku, della sua crescita.

Felice Nittolo vive e lavora a Ravenna. Nel suo libro dal titolo Evocare è evidente il richiamo a un pregiato scrigno: un libro che contiene mosaico e storia del mosaico. L’oggetto, anche quando rimane chiuso, ha l’intrinseca proprietà di evocare, attraverso le tracce di copertina, ciò che può contenere: una storia di ricordi in tessere musive.

Teresa Pollidori  vive e lavora a Roma. L’artista, che si occupa principalmente di scultura e  dimensione spaziale e architettonica, nel suo libro aperto Equilibri in righe evidenzia quelli che sono gli equilibri nei volumi e nei colori. Una messa in scena degli spazi in maniera minimale e reiterata.

Salvatore Sebaste vive e lavora a Bernalda (Matera). Nel suo libro Volo d’insetto realizzato a ciottoli e cartone, l’artista non dimentica il suo gesto pittorico e la sua ricerca informale. Nell’opera, la natura rimane la fonte d’ispirazione come appunto ci dicono – oltre al titolo – i materiali che la compongono.

Atsuo Suzumura è nato in Giappone nel 1981. 9 libri è il titolo dell’opera che l’artista ha ideato per Bibliomosaico. Elegantissima rappresentazione di una pila di 9 libri realizzata con sottilissime tessere che s’intrecciano in una danza magica e armoniosa proprio come, con il  suo personalissimo stile, ci ha abituato a riconoscere nelle sue opere.

 

 

 

RAVENNAMOSAICO 2011

RAVENNA RILANCIA LA TRADIZIONE

SCOMMETTENDO SUL MOSAICO CONTEMPORANEO 

di Rosetta Berardi

p12

Trentuno anni fa quando a Ravenna nasceva l’Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei AIMC, i giornali intitolavano: Il mosaico ha un problema: ha 2000 anni e li dimostra tutti; oggi, possiamo invece affermare che il mosaico ha duemila anni e continua ad affascinare tutti a cominciare dalle giovani generazioni di artisti che mai come ora utilizzano questa tecnica millenaria per realizzare le proprie opere.

L’8 ottobre scorso la città di Ravenna ha celebrato con orgoglio e prestigio uno dei patrimoni del territorio ravennate: il mosaico.  Questa tecnica non rappresenta più soltanto l’immagine di un passato lontano ma vive nella contemporaneità materializzandosi in opere di suggestiva bellezza e armonia. Opere che si sono potute ammirare in tanti prestigiosi luoghi nel centro della città fino al 20 novembre 2011.

Dopo il successo della prima edizione, nel 2009, del Festival Internazionale di Mosaico Contemporaneo, il Comune di Ravenna in collaborazione con l’AIMC,  ha riproposto  la seconda edizione di  RavennaMosaico, nell’ambito della Notte d’Oro.

Ravenna, la cui eccellenza è legata ai mosaici antichi paleocristiani e bizantini riconosciuti dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, promuove in questo modo la contemporaneità valorizzando i propri artisti e mettendoli a confronto con artisti di altri paesi.

La Notte d’Oro ravennate diventa internazionale proprio attraverso l’apertura degli eventi del Festival del Mosaico. La città si riempie di gente, ovunque: nelle strade, nelle piazze, nei musei, nei chiostri, nelle biblioteche e tante sono le mostre che hanno aperto le porte dalle ore 18 fino a mezza notte e oltre.

Questa seconda edizione ha catturato l’attenzione della stampa nazionale e internazionale. È infatti del 27 ottobre 2011 un’interessante recensione del Festival  di Rodeick Conway Morris pubblicata sull’edizione on line del New York Times  e su quella cartacea dell’International Herald Tribune.

La Notte d’Oro ha offerto sessanta eventi in quaranta giorni: oltre alle numerose esposizioni e stato possibile assistere a spettacoli teatrali, spettacoli di poesia, musica, danza, incontri e convegni.

Ravenna, alla luce della sua candidatura a capitale europea della cultura per il 2019, ha intrapreso un cammino virtuoso puntando i riflettori su ciò che la caratterizza e che la rende famosa nel mondo.

Il festival, con cadenza biennale, ha inaugurato ben 18 esposizioni dislocate nei posti più suggestivi della città chiamando a raccolta tutte le Istituzioni Culturali: il Museo d’arte, il Museo Nazionale, l’Accademia di Belle Arti, le Biblioteche e tanti altri spazi privati nel centro storico della città. 

La collaborazione del Comune di Ravenna con AIMC - Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei – ha fatto sì che a Ravenna giungessero artisti da tutto il mondo. Ed è da questa collaborazione che si concretizzano le quattro esposizioni principali, di artisti soci AIMC all’interno del ricco programma del Festival RavennaMosaico, le quali hanno offerto ai visitatori una straordinaria panoramica internazionale di opere: una bella opportunità di apertura e di riflessione su quella che è la tecnica musiva oggi.

Nella Ex Chiesa di San Domenico, nel cuore della città, la mostra OPERE DAL MONDO presenta le opere più recenti di 32 artisti provenienti da diversi continenti; artisti padroni della tecnica musiva che si sono distinti per l’originalità e la qualità delle opere presentate. Una rassegna particolarmente interessante che mette in luce le diverse processualità e materiali che caratterizzavano le opere di artisti di diversi continenti. Materiali eterogenei usati con lo scopo di raggiungere quella magia che l’opera in mosaico contiene in maniera endogena: tessere di legno bruciato, tessere di conchiglia, tessere di specchio, tessere di ceramica, solo per citare le meno classiche.

In mostra le opere di: Safaa Ahmed Abd El Salam (Egitto), Noël Henry Aubry (Francia), Harriet Backer (Norvegia), Caterina Baldassarri (Italia/Ravenna), Pascale Beuchamps (Francia), Giovanna Bezzi (Italia/Ravenna), René Bodycomb e Helen Schaefer (Australia), Jo Braun (USA), Silvia Danelutti (Italia/Ravenna), Valeria Ercolani (Italia/Ravenna), Naghmeh Farahvash Fashandi (Iran), CaCO3 (Italia/Ravenna), Giovanna Galli (Francia), Arianna Gallo (Italia/Ravenna), Elaine M. Goodwin (Inghilterra), Takako Hirai (Giappone), Samantha Holmes (USA), Toyoharu Kii (Giappone), Antigone Kourakou (Grecia), Sonya Marisa Louro do Rego (Sud Africa), Mona Magdi Kenawy (Egitto), Carlotta Marvasi (Italia), Davide Medri (Italia), Julian Modica (Francia), Luciana Notturni (Italia/Ravenna), Julie Richey (USA), Ruth Minola Scheibler (Germania), Almuth Schops (Germania), Enzo Scianna (Italia/Ravenna), Ilana Shafir (Israele), Matylda Tracewska (Polonia), Kim Wozniak (USA).

Il viaggio continua fino agli Antichi Chiostri Francescani, dove prendono posto le INSTALLAZIONI MUSIVE di 14 artisti. Qui è facile dimenticarsi del mosaico inteso nella maniera tradizionale quale semplice, se pur prezioso, rivestimento di superficie. Qui il mosaico, con più libertà espressiva, prende forma e volume e richiede superficie intorno. Le opere si stagliano nello spazio e interagiscono con la magica architettura del luogo che le contiene.  L’allestimento è composto dalle opere di:

Luca Barberini (Italia/Ravenna), Kina Bogdanova (Bulgaria), Marianna Brambilla (Italia), Moema Bronquinho (Brasile), Lucia Caroli (Italia/Ravenna), Marijan Erste (Italia), Rosanna Fattorini (Italia/Ravenna), Francesca Gazzotti (Italia/Ravenna), Despina Georgiadi Thessalonikeos (Grecia), Roberta Grasso (Italia/Ravenna), Kate Jessup (USA), Catherine Mandron (Francia), Nikos Tolis (Grecia), Enzo Tinarelli (Italia).

La terza mostra ARCHITETTURA E MOSAICO è dislocata nei Chiostri della Biblioteca Oriani  dove, trovano posto 10 opere fotografiche rappresentati grandi opere in mosaico nell’architettura. Unico modo, questo, per mostrare ai visitatori grandi lavori realizzati in mosaico nelle varie piazze o negli interni di palazzi pubblici e privati nel mondo.

Una documentazione fotografica che sottolinea quanto l’arte del mosaico possa essere al servizio dell’architettura e viceversa.  Un rapporto, fin dall’antichità, molto stretto e che ancora oggi possiamo ammirare nelle Basiliche di Ravenna.

Le foto mostrano le opere di:

Accademia di Belle Arti(Italia/Ravenna), Pascale Beauchamps (Francia), Dusciana Bravura (Italia/Ravenna), Marco Bravura (Italia/Ravenna), Salam Eid Abdel (Egitto), Toyoharu Kii (Giappone), Sergeev Ruslan (Israele), Elisa Simoni (Italia/Ravenna).

Il percorso espositivo AIMC si conclude con una mostra personale, un particolare omaggio a una socia fondatrice dell’Associazione: Ilana Shafir  (a cura di Laura Gavioli) presso i Chiostri della Biblioteca Classense.  L’artista israeliana, nata nel 1924, porta a Ravenna otto grandi opere realizzate dal 2006 al 2011.

L’artista, riconosciuta a livello internazionale, appassionata da lunga data del patrimonio musivo di Ravenna, è presente all’inaugurazione e ci racconta del suo particolare metodo di lavoro che lei definisce Mosaico spontaneo. Sostiene di aver imparato a pensare in mosaico, lasciandosi trasportare dai materiali che le suggeriscono soluzioni, di volta in volta, e sempre in stretto rapporto con la tecnica. I materiali guidano la sua mano e la sua mente. Sottolinea, che solo così riesce a ottenere la freschezza del messaggio e la forza espressiva della tecnica. Esegue l’opera direttamente partendo da un’idea di base, senza alcun disegno preliminare, anche per i murales. L’idea si sviluppa man mano e, durante il percorso di lavoro, si associano nuove forme in base ai diversi materiali. L’opera nasce e si sviluppa come per incanto quasi a sorprendere l’autrice stessa dell’evoluzione che l’opera raggiunge.

Mosaico spontaneo – dice l’artista - è un dialogo creativo e dinamico tra due processi di pensiero irresistibile, uno è accuratamente composto e calcolato: la contemplazione; l'altro è espressione intuitiva e spontanea. Questo dialogo è un'esperienza creativa gratificante e affascinante.

Ed infine e per evidenziare ulteriormente l’importanza del mosaico nell’architettura, l’Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei in collaborazione con il Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico (CIDM), domenica 9 ottobre 2011, dalle 14,30 alle 19 ha organizzato, presso il Mar (Museo d’Arte della Città), una TAVOLA ROTONDA dal titolo Mosaico e Architettura: i mosaicisti incontrano gli architetti. Fra i relatori:  Manfred Hoehn, Presidente AIMC,  Marcello Landi, Direttore Istituto G. Severini per il Mosaico, Maria Rita Bentini, Coordinatrice Accademia di Belle Arti, Giovanni Travisanutto, Mosaicista, Marco Santi, Mosaicista, Edda Mally, Mosaicista.

Con questo incontro, gli artisti e gli amanti dell’arte si salutano fissando il prossimo appuntamento a Ravenna nell’ottobre del 2013. 

 

 

 

SCUOLA MOSAICISTI DEL FRIULI, SPILIMBERGO, ITALIA

di Danila Venuto

p72


ORIGINI

La Scuola Mosaicisti del Friuli è nata a Spilimbergo – nella pedemontana friulana - perché qui era più che mai vivo un sentimento, una passione fortissima, fatta di uomini che hanno dedicato tutta la loro vita al mosaico e alla trasmissione - di generazione in generazione - di un’arte millenaria.

Il mosaico in Friuli ha lontane origini che risalgono all’impero romano: Aquileia ne fu una fiorente capitale con riflessi su un amplissimo territorio compreso tra il medio Danubio e la Francia. Ricorrenze tematiche e iconografiche si ritrovano, ancor oggi, a Grado, Zuglio Carnico, Concordia, Oderzo, Trieste, Parenzo. Molti aquileiesi, incalzati dalle invasioni barbariche nel V secolo, si rifugiarono nell’arco lagunare veneto insediandosi nelle isole di Malmocco e Rialto, primi nuclei della futura Venezia, che diventò nel tempo la capitale del vetro e del mosaico bizantino. Proprio a Venezia andarono a lavorare i terrazzieri friulani, con certezza a partire dal Cinquecento: il Friuli pedemontano era povero e infruttuoso e i suoi abitanti si erano inventati il mestiere del terrazziere per una questione di sopravvivenza. Tra le aride zolle di terra sfruttarono i sassi del Tagliamento e del Meduna, che sminuzzati e tagliati in varie dimensioni potevano essere assemblati per creare splendidi pavimenti ornamentali (terrazzi). Venezia diventò un punto di riferimento importante per le maestranze friulane, che qui si specializzarono anche nell’arte del mosaico parietale grazie al cantiere sempre attivo della Basilica di San Marco: recentemente uno studio ha evidenziato la storia di uno di loro, “Domenico Bianchini ditto il Rossetto”, mosaicista e suonatore di liuto, friulano che ha cercato fortuna a Venezia nel cuore del Cinquecento.

Con la caduta di Venezia, al passaggio di Napoleone, i maestri del mosaico cercarono nuove vie di emigrazione. Iniziarono così, fin dal 1820, le peregrinazioni all’estero di varie famiglie di mosaicisti (Facchina, Odorico, Pellarin, Cristofoli, Mora, Avon, Crovato, etc) diretti verso Francia, Germania, Olanda, Ungheria, Russia, …. Già dopo la prima guerra mondiale le ormai usuali mete furono sostituite da nuove vie d’emigrazione, verso Stati Uniti, Canada, Venezuela, Argentina, Australia. Ovunque, ancora oggi, monumentali opere musive testimoniano il passaggio di questi pionieri del mosaico friulano, pensiamo ai pavimentali del Cremlino o ai mosaici della Biblioteca dei Congressi di Washington.

 

FUNZIONE DIDATTICA, PROMOZIONALE, PRODUTTIVA 

La Scuola Mosaicisti di Spilimbergo, nata nel 1922, affonda le sue radici proprio in questo contesto e nella plurisecolare tradizione musiva e migratoria della pedemontana friulana: dai vecchi mosaicisti la Scuola delle origini ha assimilato segreti e passioni, che ha tramandato entro i parametri della regolamentazione didattica, valorizzati dall’affinamento tecnico, da contenuti culturali, storici e artistici, che sono cresciuti nel tempo.

La Scuola Mosaicisti del Friuli è oggi un Centro Internazionale del Mosaico, l’unico che prepara i professionisti dell’arte musiva. E’ un centro conosciuto in tutto il mondo, visitato da migliaia e migliaia di persone di varie parti della terra (nel 2010 si sono contati oltre 35 mila Visitatori) e frequentato da allievi che si segnalano per le loro disparate provenienze (oltre 20 sono le nazionalità presenti tra gli iscritti). Fin dalle origini della sua storia, la Scuola Mosaicisti del Friuli non è mai stata una semplice realtà a dimensione locale, segnalandosi - nella sua triplice funzione - come istituto didattico, promozionale e produttivo senza precedenti: basti pensare che appena a un anno dall’inizio della Scuola, l’Istituto partecipa alla Biennale di Monza del 1923, un evento espositivo rivolto ad artisti, scuole, ditte d’artigianato con visibilità nazionale. Qui la Scuola si è fatta conoscere con un mosaico collocato all’interno di una fontana progettata dall’architetto Raimondo D’Aronco e impreziosita dalla statua dello scultore Aurelio Mistruzzi. Nel giro di qualche anno è poi arrivata la prima grande commessa della storia della Scuola, un lavoro che sottolinea l’importanza di quel settore produttivo che ancora oggi le compete: la pavimentazione e il rivestimento parietale di 10.000 metri quadrati di mosaico al Foro Italico di Roma tra scansioni figurali bianconere e fregi Novecento (1934-1937). Nel secondo dopoguerra la tenacia e la passione aprono la strada a nuove importanti realizzazioni. Innumerevoli sono le opere eseguite su ideazione del pittore friulano Fred Pittino (direttore artistico della Scuola fino al 1977): si ricordino i cicli religiosi di Waterford e Drogheda in Irlanda, di Trieste e di Udine. Sono anni in cui la Scuola apre collaborazioni anche con artisti del calibro di Ernesto Mitri, Carlo Ciussi, Mario Deluigi, Nane Zavagno, Giuseppe Zigaina che segnano poeticamente la storia della Scuola e del mosaico.

Sono emblematici, tra le imponenti tracce musive lasciate dalla Scuola nel Mondo, i mosaici realizzati per la sezione ortodossa del Santo Sepolcro di Gerusalemme d’ispirazione bizantina (1992-1997) e dell’Hotel Kawakyu di Shirihama in Giappone di soggetto orientale (1991-1992); significativo è il mosaico Saetta iridescente di Ground Zero a New York (2004), un’opera contemporanea nell’ideazione di Giulio Candussio e nella realizzazione musiva degli allievi del terzo corso e del corso di perfezionamento della Scuola: un’opera che valorizza il mosaico come linguaggio d’attualità. Lo stesso discorso vale per il progetto pavimentale e parietale, pensato e realizzato per la nuova sede della Volksbank di Graz dalla maestra mosaicista Cristina De Leoni, con “seminati” per terra e sui gradini tecnologici, una superficie musiva verticale vibrante, un moderno acciottolato per l’esterno.

Tutti questi importanti lavori, che investono la progettazione e la realizzazione musiva, non solo rappresentano una riflessione sul mosaico, sulla sua vocazione a vivere negli spazi dell’architettura, ma rappresentano anche la capacità della Scuola di progettare e ideare al suo interno nuove idee musive, non solo potenziando e qualificando il mosaico di oggi, ma anche investendo in favore dello sviluppo della didattica, della sperimentazione e della ricerca.

La Scuola è nata come Scuola Professionale e mantiene ancora oggi questa finalità, prevedendo - a conclusione dei corsi triennali - la qualifica di mosaicista. Un mosaicista completo, emancipato, non un mero esecutore: un mosaicista capace di inserirsi in modo propositivo nella dimensione contemporanea, capace di fare scelte artistiche, di dialogare con artisti, architetti, designer e committenti con l’obiettivo di valorizzare il mosaico e il suo precipuo linguaggio. Un linguaggio che si esprime con superfici animate da tessere e fughe, da alternanze, accenti, pause, ritmi scanditi dalla forza della materia e dei colori, da presenze e assenze, da andamenti serrati o aperti, concentrati o esplosivi.

Il settore promozionale è individuabile nell’attivazione di corsi per hobbisti, nella pubblicazione di libri e cataloghi e soprattutto nella partecipazione a mostre ed eventi di carattere internazionale (si ricordino le esposizioni di Toronto in Canada, Parigi, Paray-Le-Monial, Obernai, Marsiglia e Arles in Francia, Randers in Danimarca, Eeklo e Anversa in Belgio,  Basilea in Svizzera, Melbourne in Australia, Gwangju in Corea e anche le esposizioni nazionali di Roma, Milano, Trieste, Bologna, Firenze).

L’internazionalità della Scuola è garantita - oltre che dalle opere collocate ovunque, oltre che dagli eventi attivati in ogni dove - dal corso didattico, che è frequentato da studenti che provengono dai più diversi Paesi a testimoniare l’unicità e la specificità della Scuola Mosaicisti del Friuli nel mondo.

 

I CORSI

E’ ormai ampiamente documentata e facilmente riscontrabile la qualità delle opere musive realizzate dalle maestranze formatesi in Friuli Venezia Giulia. Le più importanti realizzazioni musive dell’ ‘800, del ‘900 e di oggi sono opere di mosaicisti friulani, gli unici oggi in grado di eseguire grandi progetti musivi per estese superfici architettoniche.

Presso la Scuola Mosaicisti del Friuli, i corsi professionali per mosaicisti hanno la durata di tre anni. Per ottenere la qualifica di mosaicista occorre aver superato con esito positivo, oltre i primi due anni, l'esame finale del terzo anno. L'anno scolastico inizia verso la fine di settembre e termina a metà del mese di giugno dell'anno successivo. Le ore settimanali di lezione sono 38 e la frequenza è obbligatoria.

L'iscrizione al primo anno prevede un numero massimo di 50 allievi. Per essere ammessi ai corsi professionali occorre essere in possesso del diploma di scuola media superiore o della promozione alla terza classe superiore e non avere superato il 25° anno di età (tale limite può essere elevato a discrezione della Scuola). Per gli stranieri è richiesta una buona conoscenza della lingua italiana.

Le materie d'insegnamento sono: mosaico, terrazzo, disegno e teoria dei colore, disegno geometrico,  geometria applicata,  informatica di base, computer grafica, tecnologia dei materiali, storia del mosaico.

 

I corsi di perfezionamento sull'arte musiva sono rivolti ad un numero limitato di allievi già qualificati presso la Scuola Mosaicisti del Friuli. L'obiettivo è quello di migliorare la preparazione degli allievi stessi nella materia del mosaico. La durata del corso è annuale e la frequenza obbligatoria. La partecipazione degli allievi è sostenuta (per i più meritevoli) con borse di studio messe a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone.

 

I corsi di introduzione al mosaico sono dei corsi brevi aperti a tutti coloro che vogliono provare a cimentarsi con questa antichissima arte. Non danno titolo alcuno ai fini della qualifica professionale. La durata massima di ogni corso è di 50 ore che vengono svolte sia nelle ore diurne che in quelle serali.

 

Durante l’anno scolastico diverse scuole e associazioni culturali, italiane e straniere, chiedono di fare stage, seminari, aggiornamenti musivi presso la Scuola Mosaicisti del Friuli: tra gli istituti con cui si è instaurata una certa continuità di rapporto ricordiamo il Liceo Artistico per il Mosaico di Monreale (Sicilia), le scuole professionali di Montigny-lès-Metz e di Ocquerre (Francia), il Liceo Polivalente George Sand di La Châtre (Francia), la Scuola del Vetro di Valašské Meziříčí (Repubblica Ceca),  i gruppi composti dai  nipoti di emigrati friulani all’estero (provenienti da Brasile, Argentina, Australia, America, …), i gruppi composti da designer, ceramisti, artisti di Gwangju e di Seul (Corea del Sud), i gruppi dell’Università delle Libere Età di Luogo (Ravenna).

 

Attualmente la Scuola Mosaicisti del Friuli sta lavorando a due ambiziosi progetti, il primo è il Museo  Europeo del Mosaico, che ospiterà le collezioni della Scuola e le opere di artisti  realizzate durante workshops  con gli studenti; il secondo progetto è l’istituzione di corsi di aggiornamento sul restauro e sui nuovi materiali usati nell’arte musiva  con le maggiori industrie mondiali del settore. 

 

Ogni anno, durante l’estate, la Scuola Mosaicisti del Friuli organizza in sede l’evento “Mosaico&Mosaici”,  una mostra delle opere musive realizzate dagli allievi durante l’anno scolastico. Quest’anno la mostra sarà aperta dal 30 luglio al 28 agosto 2011: sarà visitabile tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 20.00. L’inaugurazione è prevista il 29 luglio 2011 alle ore 18.00.

L’indirizzo della Scuola Mosaicisti del Friuli è il seguente: via Corridoni 6, 33097 Spilimbergo (PN) – Italia.

 

Maggiori informazioni si possono avere consultando il sito www.scuolamosaicistifriuli.it oppure www.mosaicschool.org

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

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